My Italian Secret

Note Di Regia di Oren Jacoby
Vivo a New York e da 20 anni vado a tagliarmi i capelli sempre dallo stesso barbiere, Salvatore Macri. Salvatore non si occupa solo dei miei capelli, ma anche della mia mente. Insieme parliamo molto, delle nostre vite e dei film che ci piacciono. Un giorno, mentre mi stavo alzando dalla sedia mi ha presentato l’uomo che stava per sedersi al posto mio: si trattava di Joseph Perella, un finanziatore. Salvatore doveva aver detto qualcosa sul fatto che ero stato nominato all’Oscar. “Che coincidenza!” disse Joseph, “mi serve un regista”.
Nessuno dei due aveva idea delle coincidenze che avremmo poi ritrovato man mano che ci conoscevamo. Il film che Joe Perella sognava si sarebbe dovuto basare su un articolo di Dorothy Rabinowitz pubblicato sul Wall Street Journal nel 1993. L’articolo, intitolato An Army of Schindlers from Italy, rivelava il fatto poco noto secondo il quale mentre l’80% degli ebrei europei era stato ucciso nel genocidio nazista durante la Seconda Guerra Mondiale, l’80% degli ebrei italiani era sopravvissuto grazie agli eroici e ingegnosi sotterfugi di cittadini comuni. Il nostro incontro dal barbiere segnò l’inizio di un’odissea che, molti anni dopo, mi ha portato qui al Festival Internazionale del Film di Roma.
All’epoca sapevo già qualcosa su come fare un film in Italia e conoscevo la terribile storia degli 8000 ebrei italiani che morirono nell’Olocausto.
La parte centrale di uno dei miei film, Constantine Sword, era stata girata a Roma e raccontava anche la storia di un uomo, Piero Terracina, che sopravvisse ad Auschwitz mentre tutta la sua famiglia era stata sterminata.
Il mio primo contatto con questa storia avvenne molti anni prima che girassi il film: avevo 19 anni. Quell’anno passai l’estate a Roma per frequentare un corso di regia. Come giovani aspiranti registi, ci fu assegnato il compito di “osservare” alcuni grandi registi italiani mentre erano a lavoro sul set. Tra questi vidi in azione Federico Fellini sul set di Casanova, Lina Wertmuller sul set di Pasqualino Settebellezze e Pier Paolo Pasolini durante il doppiaggio di Salò. Inoltre, molti padri fondatori del neorealismo, tra cui Alberto Lattuada e Giuseppe De Santis, vennero a mostrarci i loro film entrando così in contatto con noi giovani registi. Naturalmente, quell’estate m’innamorai dell’Italia, del cinema italiano e soprattutto di Roma.
Ma ebbi un’altra esperienza fondamentale. Un giorno, il professore che teneva il corso, un regista polacco che si chiamava Marian Marzynski, mi portò a pranzo in un bar del Ghetto di Roma, a pochi metri da un monumento che commemorava il rastrellamento degli ebrei romani nel 1943. Marian mi raccontò di come lui sopravvisse nel ghetto di Varsavia da bambino, di come si nascose, protetto all’inizio dal silenzio della gente del popolo e poi dai preti che lo nascosero in un monastero. Tutti rischiarono la loro vita per aiutarlo a scappare. Non avrei mai creduto che nel 1975, quasi 40 anni dopo, mi sarebbe capitata l’occasione di raccontare la storia di tutti quei bambini italiani che furono nascosti e salvati, la storia di Gino Bartali e di altri eroi che rischiarono la loro vita per mettere in salvo gli ebrei italiani. E non ho mai neanche immaginato che sarei tornato in Italia e avrei avuto l’onore di proiettare il mio film qui a Roma, al festival.

My Italian Secret di Oren Jacoby - Film

Durante la giornata del 16 ottobre Pietro Borromeo ha partecipato ad una conferenza stampa ufficiale a cui hanno partecipato alcuni tra i protagonisti del film "My Italian Secret" al Festival del Cinema di Roma.

La storia che ha raccontato alle telecamere del regista Oren, e che è stata inserita nel documentario, su ciò che suo padre fece per nascondere gli ebrei dalle SS è una delle storie che compongono il documentario dove sono raccolte le testimonianze di molti ebrei sopravvissuti che sono tornati in Italia per ringraziare coloro che li aiutarono a nascondersi.

Il Film My Italian Secret racconta la storia del ciclista Gino Bartali, del medico Giovanni Borromeo e di altri italiani che lavorarono segretamente per salvare ebrei e fuggiaschi dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Bartali, il vincitore del Tour de France del 1938, fece centinaia di viaggi trasportando documenti falsi nella sua bicicletta.

Il dottor Borromeo inventò una malattia inesistente per spaventare le SS e tenerle lontane dall’ospedale sull’Isola Tiberina in cui nascondeva gli ebrei. My Italian Secret segue il ritorno in Italia dei sopravvissuti che raccontano le loro storie e ringraziano le persone che offrirono la loro vita per salvare degli sconosciuti.



Di seguito i servizi televisivi e gli aritcoli delle varie testate giornalistiche:

TV
 TG LA7 del 14_10_2014 (Canale Youtube di Borromeo)
 Video Rai.TV - TG2 del 16_10_2014 (Canale Youtube di Borromeo)
 Video Rai.TV - TG3 - del 17_10_2014 (Canale Youtube di Borromeo)
 RAINEWS24 del 16_10_2014

RADIO
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