Dio Madre

Editore: EDDA Edizioni
Pagine: 301
Prezzo: € 22,00


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DIO MADRE

Capitolo 1°

4-7 agosto A.D. 1978

Morto un papa…
… se ne fa un altro. Un detto tipicamente romano, nato nella Città Eterna nella lunga successione dei secoli dall'ineluttabilità di essere comunque governati dalla Chiesa, tant'è che è diventato un proverbio applicabile in ogni ineluttabile successione di eventi ed è ancor più inevitabile ripeterselo mentalmente quando arriva la notizia che un Romano Pontefice ha raggiunto la pace celeste.
L'altro ieri, venerdì 4 agosto, sono finalmente riuscito a chiudere lo studio. I miei sostituti e la loro segretaria se l'erano svignata già alle sei del pomeriggio, ma io sono rimasto fino a tardi e la mia fedelissima Cinzia non mi ha abbandonato. È incredibile, ma i clienti di un avvocato, quando arriva agosto, sembrano presi dal panico che una normale e più che meritata vacanza del professionista li lasci cadere nel vuoto, abbandonati come teneri vitellini da una mamma vacca scostumata. E allora trovano mille cose urgenti e improrogabili (per lo più fisime) per non mollare la tetta.
Finalmente, alle nove passate, ci siamo salutati con un “buone vacanze” e sono scappato a casa per raccattare la sacca e correre a Fiumicino dove già mi aspettavano gli amici in barca. Soltanto quando stavo già arrivando mi è venuto in mente che nemmeno le avevo chiesto dove avrebbe passato le sue tre settimane di ferie (sono stato un cafone, peccato). Soltanto tre settimane, proprio così, perché lunedì 28 lo studio riaprirà, almeno per me e per lei. Gli altri, con le loro quattro settimane, torneranno il 4 settembre.
Siamo in sei a bordo del Canados di Sergio, tre coppie: Sergio e Vittoria, che vivono insieme e non si sposeranno mai; Carlo e Wendy (Guendalina non le piace, chissà perché), sposati senza figli; e infine io, Edoardo, e Viviana, coppia instabile che ci tengo a definire estemporanea.
(continua)
omissis
(segue)
La vacanza sta cominciando bene, secondo i canoni, niente di serio, cazzeggio a go-go.
È la mattina del 7, in rotta verso la Corsica dopo una sosta all'Argentario e all'Isola del Giglio, che sentiamo la notizia alla radio: alle 21,40 di ieri sera, nella residenza estiva di Castel Gandolfo, è morto papa Paolo VI.
Ai miei amici, com'è normale, la notizia non fa un grande effetto e il “morto un papa…” viene istintivo un po' a tutti, a sottolineare l'indifferenza laica a certi problemi. Credo che alle nostre donne farebbe molto più effetto un gossip su una crisi d'amore di una cantante. Gli uomini potrebbero essere interessati a un nuovo acquisto di una squadra di calcio. Ma della morte di un papa proprio non gliene frega niente a nessuno di noi.
A me, tuttavia, viene in mente il mio amico prete: chissà quant'è importante per lui. Lo chiamerò appena arriviamo in porto.
Con Padre Alfonso Guglia S.J. (Societatis Jesu sta per gesuita) siamo amici dai tempi della scuola. Eravamo inseparabili, sempre compagni di banco alle medie, al ginnasio e al liceo nell'Istituto M. Massimo, forse la scuola più prestigiosa di Roma fondata dal principe Massimiliano Massimo S.J. dopo che lo Stato Italiano si era appropriato della vecchia scuola dei Gesuiti, il Collegio Romano. Insieme anche nel quotidiano appello in classe: Guerra. Guglia. Spessissimo ci vedevamo anche nel pomeriggio per studiare insieme. Poi la licenza liceale nel 1955. E fu allora che le nostre strade presero direzioni diverse: io a Giurisprudenza per diventare avvocato, Alfonso in Seminario, a Legnago in provincia di Verona, per farsi prete, gesuita appunto. Per quattro anni ci sentimmo solo per lettera e piuttosto raramente, ma non smettemmo di sapere tutto l'uno dell'altro. In quegli anni Alfonso prese una laurea civile in Lingua e Letteratura Latina e ci ritrovammo a Roma quando cominciò a frequentare l'Università Gregoriana, la più illustre università cattolica, dove conseguì altre due lauree: in Teologia e in Esegesi Biblica. È sempre stato un mostro di sapere e talvolta lo tempesto di domande (non teologiche), mentre lui mi chiede consigli. Sei un bravo avvocato e sai trattare - mi dice spesso - sai io, invece, a volte mi sento impacciato nei miei rapporti, soprattutto con i superiori.
Padre Alfonso Guglia S.J. Nonostante gli anni non riesco a chiamarlo così. Per me è sempre Al, l'amico più caro e più antico e, pure se non ci sentiamo spesso, il rapporto è rimasto sempre solido. Certo, io non ho la sua fede e neppure ne ho un eccessivo interesse, però ne ho pieno rispetto, forse perché è la sua, quella di un uomo di cui stimo l'intelligenza e la dirittura morale. D'altra parte anche lui rispetta la mia posizione molto vicina all'agnosticismo e non mi ha mai fatto mezza domanda sulla mia vita privata. In fondo, a pensarci bene, siamo entrambi scapoli per vocazione. Al e Ted (io) gli ingenui diminuitivi all'americana di due ragazzini.
Lo raggiungo da un telefono pubblico nel porto di Ajaccio e non resisto alla tentazione di sfotterlo.
“Ehilà, le più sentite condoglianze!”
Sento un momento d'incertezza dall'altre parte e quindi uno sbuffo.
“Ah, sei tu, il solito irriverente. Come stai, da dove chiami?”
Provo a stuzzicarlo, ma non si sbottona.
“Torno a Roma il 16, breve scalo tecnico, e riparto appena possibile. Se ti va, possiamo vederci.”
“Toccata e fuga, eh? Ok, chiamami tu.”

Capitolo 2°
16 agosto A.D. 1978
Le trepidazioni di padre Guglia S.J.


È stato veramente un bel giro in barca: un po' di Costa Azzurra, di nuovo un po' di Corsica e infine un po' di Sardegna, assistiti da un tempo stupendo.
13 agosto, la sabbia rosa di Budelli. Ci siamo trovati in tre barche con coppie molto simili alle nostre. Una buona dose di luna crescente. La spiaggia deserta. Accendiamo un falò e via con un po' di musica. Le donne cominciano a ballare, con soltanto un pareo sui fianchi. Nelle diverse luci della luna e del fuoco, si muovono, naturalmente sensuali, come se la danza fosse la loro maniera d'esser femmina. Viviana sta per lanciarsi.
“Com'è bella la femmina” bisbiglio incantato.
“Stai con me e guardi le altre?” protesta.
“Godete nell'esibirvi… e lanciate una sfida.”
Ride e si alza.
“Vado a sfidarti.”
“Puoi giurarci che raccoglierò la sfida.”
(continua)
omissis
(segue)
Con Al ci vediamo la sera stessa in un ristorante a Piazza Navona dove abito io.
“Allora” entro subito in argomento “si sa già chi sarà il prossimo?”
“Non è neppure cominciato il Conclave.”
“E qual è il tuo papa in pectore. Ah, scusa in pectore si dice dei cardinali.”
Al sorride.
“Sono contento di ritrovare il solito Ted, sfottente e sicuro di sé.”
“Non svicolare: per chi fai il tifo?”
Affonda la forchetta negli spaghetti alle vongole per prendere tempo.
“Fammi almeno un pronostico.” incalzo mentre verso un po' di bianco nei calici.
Sta per aprirsi, lo so, lo conosco troppo bene, ma ha i suoi tempi.
Siamo all'aperto e un venticello fresco fa del suo meglio per farci dimenticare la giornata torrida.
“Accipicchia come sei abbronzato” divaga “tutto mare?”
“Stai bene, Al, in clergyman, sei più elegante. E adesso siamo pari” lo guardo ironico “dimmi di te.”
Tira un sospiro come se la decisione gli costi fatica e lo sollevi nello stesso tempo.
“I Cardinali, tranne un paio impossibilitati a venire, sono ormai tutti a Roma e continuano a riunirsi in congregazioni generali presiedute dal Cardinal Confalonieri. Discutono dei problemi che il nuovo Pontefice si troverà ad affrontare, creano correnti politiche, le solite cose, conservatori e riformisti; però, devo riconoscerlo, cercano di attenuare le posizioni in modo di arrivare al Conclave senza divergenze insuperabili.”
“Molto prosaico, ma nulla di male.” lo interrompo.
“Sono uomini, Ted, ma” riprende con calore “saranno illuminati in Conclave.”
“E chi sono i papabili?”
Lo vedo riprendere slancio.
“L'ala conservatrice trova nel Cardinale Siri il suo candidato, mentre il Cardinale Benelli a nome degli innovatori propone (indovina un po'?) il Patriarca di Venezia Albino Luciani.”
Lo vedo eccitato.
“Ho capito” gli dico puntando l'indice “è per lui che fai il tifo!”
“Tifo! ma ti sembra questo il termine adatto? Diciamo che è il mio auspicio.”
“Ti vedo arrossire. Che c'è sotto?”
“Ted, non scherzare: è una cosa seria, molto seria. Ed è riservata, ma ho bisogno di qualcuno veramente fidato (e io ho solo te) con cui condividerla, almeno in parte.”
“Almeno in parte? Fiducia limitata?” fingo indignazione “No, Al, questa è come l'onestà: si può essere onesti in parte? Rispondi, prete sapiente!”
“Vaffanculo, Ted” replica sottovoce “escluderei soltanto la parte, diciamo così, troppo tecnica per non affliggerti.”
“Ok, va' avanti.”
Riprende fiato come per affrontare un altro sforzo.
“Tre anni fa conobbi il Patriarca di Venezia in occasione di un incontro fra teologi alla cui conclusione volle essere presente. Mi era stata appena assegnata la cattedra all'Università Gregoriana e avevo esposto una mia originale teoria sullo scisma fra le Chiese d'Oriente e d'Occidente. Nulla di rivoluzionario al momento. Fui prudente, ma lui sembrò intuire dove mi avrebbe condotto la mia teoria. In seguito mi fece sapere che avrebbe avuto piacere di incontrarmi e io andai. In questo nostro primo incontro a quattr'occhi cominciò a delinearsi il suo pensiero. Per la verità, fui più io ad aprirmi, ma sentii una risonanza che in breve avrebbe partorito una precisa teoria. E ci incontrammo ancora in questi tre anni ed elaborammo… ma di questo, perdonami, ma almeno per ora non vorrei parlare. Ti basti sapere che sotto il profilo dottrinale è un vero innovatore e che la questioni affonda le sue radici molto lontano nel tempo.”
(continua)


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